3 domande a Roberto Brazzale


La sua azienda già nel 2010 parlava di Filiera Ecosostenibile Gran Moravia: quali sono state la ragioni che vi hanno spinto a una scelta così importante?
La definizione di uno standard di sostenibilità è stato il punto di arrivo di una scelta radicale, quella operata nel 2000 di evolvere la nostra tradizione casearia fuori dall’Italia, nelle straordinarie regioni agricole della MittelEuropa asburgica che si erano riaperte negli anni novanta. Considerata l’altissima qualità della zootecnia del centro Europa, l’abbondanza di terreni, la particolare vocazione del clima si era aperta una straordinaria opportunità di sviluppo per gli italiani ed i veneti, che con quelle regioni a nord delle Alpi hanno una antichissima e proficua relazione, sospesa soltanto durante gli anni dell’occupazione militare russa. Il mondo si stava aprendo e la prospettiva di consumi crescenti ed internazionalizzazione si era fatta concreta. Purtroppo in Italia non era e non è possibile sviluppare progetti di questo calibro, perché il territorio è scarso e sovraccarico per urbanizzazione e carico zootecnico. Una volta sviluppata questa straordinaria filiera produttiva in Moravia, con una media di 5 ha. di terreno per capo in lattazione, assenza di aflatossine, carico di nitrati sei volte inferiore ai limiti comunitari, bisognava definirla, quantificarla, per comunicarla al consumatore che è sempre più attento alla provenienza del prodotto ed alla qualità del ciclo produttivo. Per trasferire al mercato la magnificenza di quel sistema agro industriale era necessario formulare dei nuovi concetti tecnici e di comunicazione, i vecchi non bastavano. L’ente internazionale di certificazione DNV, poi, ha certificato i parametri che noi stessi abbiamo fissato. Non è necessario muovere Bruxelles per realizzare un proprio originale sistema e farlo conoscere al consumatore.

Il vostro gruppo ha avviato un’importante iniziativa in Brasile, un sistema che voi stessi definite “rivoluzionario” di allevamento bovino. Quali sono i fattori più innovativi di questo progetto?
L’allevamento Silvipastoril realizzato a partire dal 2005 nella nostra azienda nel Mato Grosso do Sul, rientra nei progetti innovativi che la mia generazione ha voluto sviluppare, e si basa sulla consociazione del pascolo di bestiame da carne con la piantagione di Eucalyptus in filari regolari. Vengono piantati circa 300 alberi per capo in pascolamento. La produzione di foraggi migliora grazie al microclima più umido che gli alberi mantengono; il bestiame vive meglio tra gli alberi conseguendo più resa dal benessere; la produzione di carne è addirittura superiore al pascolo non alberato ed a quella si aggiunge la produzione di legna pregiata e legname da combustione, ovviamente rinnovabile, per gli essicatoi di cereali della regione. La produzione di legna supera i 20 mc. per ettaro all’anno. La piantagione di alberi compensa con ossigeno il carbonio prodotto dagli animali in una misura che supera le 15 volte, vale a dire che per ogni capo presente si produce ossigeno che ne compensa altri 14. E’ un grande progresso in termini di resa economica e grandissimo in termini di resa ambientale. Prodotta così la carne ha un impatto molto basso e molte remore verso il suo consumo sono così superate. E’ così che intendiamo l’economia sostenibile: deve realizzare assieme vantaggio economico ed ecologico, altrimenti è solo una moda finanziata dal consumatore o dal contribuente. Efficienza economica è sinonimo di efficienza ecologica, di uso ottimale delle risorse. Entro il 2050 il consumo di carne è previsto in raddoppio a causa della domanda dei paesi in via di sviluppo: dobbiamo produrla in modo sempre più virtuoso.

L’impronta idrica è un argomento di cui oggi si parla molto: cosa state facendo per misurare il consumo d’acqua in relazione ai vostri prodotti?
Gran Moravia è il primo ed unico formaggio al mondo a quantificare e dichiarare la propria impronta idrica. L’impronta di Gran Moravia è estremamente bassa in confronto con quella dei concorrenti formaggi DOP italiani come il Parmigiano Reggiano calcolata dal Politecnico di Milano, per il motivo che le fattorie morave che producono il latte nella filiera ecosostenibile non irrigano i foraggi durante il periodo estivo, e questo è il fattore di maggiore consumo di “blue water”, la più sensibile e preziosa. L’indice waterfootprint fornisce anche indicazioni indirette ulteriori, quali la ottimale localizzazione della filiera produttiva, il benessere del bestiame, la salubrità dei foraggi non sottoposti a stress idrici che generano aflatossine, l’efficienza economica di una produzione che non necessita di “spingere” sulle rese in modo forzato. Per ottenere il waterfootprint record di soli 140 lt./kg. formaggio nella somma di “blue water” e “green water” abbiamo ottimizzato anche le fasi produttive in caseificio e la tecnologia. Anche qui, il risparmio di risorsa ambientale porta con sé il risparmio economico permettendo al prodotto di venire venduto a prezzi più vantaggiosi per il consumatore. Contrariamente a quanto si racconte, un prodotto, più è “verde” e meno dovrebbe costare anche sullo scaffale. La libertà di allocare le filiere produttive e l’uso della scienza e della tecnologia permette passi avanti straordinari, impensabili solo quindici anni fa. Siamo molto fiduciosi per il futuro e ci riteniamo la generazione più fortunata della lunga storia della nostra famiglia, per le possibilità apertesi nel mondo di svolgere il nostro lavoro sempre meglio.

Roberto Brazzale, avvocato, rappresenta la settima generazione della famiglia Brazzale, originaria dell’Altopiano di Asiago, la più antica d’Italia nella produzione di burro e formaggi, attiva almeno dal 1784. Ha curato personalmente la creazione e lo sviluppo della Filiera Ecosostenibile Gran Moravia e di tutti i progetti innovativi del gruppo, di cui è responsabile affari legali. E’ Presidente del c.d.a. della società capogruppo Florentis e membro del c.d.a. della società Martina s.r.l. che opera attraverso la partecipata brasiliana “Agropecuaria Ouro Branco lt.da” nel settore della carne bovina e silvicoltura in Sudamerica. E’ stato per due mandati membro effettivo del “Forum for a Better Functioning Food Supply Chain” in seno alla Commissione UE; dal 1990 è nel Consiglio di Assolatte di cui dal 2011 è membro della giunta esecutiva. E’ vice presidente della Associazione Lattiero Casearia della Repubblica Ceca. Presidente della Ass. Culturale Amici della Musica di Asiago “Fiorella Benetti Brazzale” e del festival internazionale di musica “Asiagofestival”.


4 risposte a “3 domande a Roberto Brazzale”

  1. Un personaggio davvero interessante, un esempio di imprenditoria nuova, ma soprattutto cosciente, che pensa in primis ad andare incontro alle esigenze dei consumatori: “Non è necessario muovere Bruxelles per realizzare un proprio originale sistema …”

  2. per fortuna cresce il numero delle imprese che credono veramente nella sostenibilità….

  3. Trovo davvero notevole l’impegno di Gran Moravia nella misurazione del consumo d’acqua. Questa accortezza porta sia un risparmio economico per l’azienda sia permette al prodotto di essere venduto ad un prezzo vantaggioso per il consumatore.