GIROLAMO AZZI


Nato nel 1885 a Imola, Girolamo Azzi è considerato il fondatore dell’ecologia agraria. Laureato in Scienze naturali, grazie alla conoscenza di ben sette lingue, viene assunto dall’Istituto internazionale di Agricoltura di Roma, organismo che può essere considerato il precursore di quella che sarebbe diventata la FAO, l’organizzazione per l’agricoltura e l’alimentazione delle Nazioni Unite.
A Girolamo fu affidata a prima cattedra universitaria di ecologia creata nel 1924 a Perugia.
La sua attività e i suoi interessi sono stati molto articolati: dall’ecologia all’agricoltura, dalla geografia all’economia. Girolamo Azzi muore nel 1969.

Caro Girolamo,
sei considerato un precursore di quella che oggi definiamo ecologia. Quando hai iniziato ad occuparti di questi temi?
Anche se mi occupavo da tempo di argomenti simili, ho iniziato ad indagare sui rapporti fra agricoltura e clima quando mi fu affidata la redazione del Bollettino dell’Istituto internazionale di Agricoltura di Roma. In questo campo in Italia esisteva già l’Ufficio Centrale di Meteorologia e geodinamica che dal 1876 pubblicava la “Rivista Meteorico-agraria”.
Ho poi approfondito ulteriormente questi temi a partire del 1920 quando una commissione dell’Accademia dei Lincei ha riconosciuto l’importanza dell’ecologia agraria come disciplina autonoma. Successivamente a Perugia è stata istituita una cattedra universitaria di questa disciplina che mi fu affidata.

Come mai sei andato in Unione Sovietica?
Ho sempre avuto molti rapporti con colleghi di diverse nazioni. Nel 1934 sono stato invitato nell’Unione Sovietica dal celebre professor Vavilov che conduceva le ricerche simili alle mie nel suo paese. Non bisogna dimenticare che erano gli anni della grande crisi e della necessità di aumentare la produzione agricola. Ero considerato uno specialista dei rapporti tra clima e agricoltura e a quei tempi ero un’autorità nel mio campo disciplinare. Per questo fui invitato nella Russia di Stalin: per condividere con gli scienziati sovietici gli studi sulle tecniche per aumentare la produzione cerealicola. Non dimentichiamo che anche in Italia si parlava della “battaglia del grano”. Devo dire che i miei rapporti scientifici con l’Unione sovietica sono stati visti con sospetto dal regime fascista…

Qual è stata la tua opera più importante?
Nel 1929 per conto dall’Istituto Internazionale di Agricoltura ho scritto un’opera molto articolata: pensa ben 1.165 pagine sui rapporti fra clima e produzione di frumento. Il mio testo “Ecologia agraria” è stato tradotto in russo, in portoghese, in bulgaro, e poi in spagnolo, in inglese, in francese.
So che qualche anno fa mi hanno dedicato una pubblicazione che racconta la mia vita e le mie opere: spero che qualche curioso lo legga e magari impari ad amare l’ecologia, quella vera.

Come vedi il futuro del pianeta? Pensi che si possa trovare un maggior equilibrio tra le necessità di un numero crescente di persone e risorse sempre più scarse?
Ho saputo che nel 2019 l’Earth Overshoot Day, che dovrebbe cadere il 31 di dicembre di ogni anno per dare alla terra il tempo di rigenerare le sue risorse, è stato invece il 29 luglio. Il tema dell’esaurimento delle risorse annue a disposizione del pianeta terra è di certo allarmante. Dovete trovare in fretta una soluzione…