Meditate, oculate, verificate: le nostre scelte stanno rapidamente cambiando. Dall’acquisto di detersivi alla spina alla ricerca di prodotti che garantiscono il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, sono in diminuzione gli acquisti d’impulso e le persone si danno il tempo necessario per riflettere prima di comprare.
Il tema della sostenibilità ambientale è sempre più centrale e termini nuovi come bioliving – che riguardano non solo l’alimentazione ma anche settori come beauty, energia, turismo etc.- stanno entrando nel vocabolario se non di tutti certamente delle persone più sensibili e attente.
Secondo Laura Cantoni di Astarea (www.astarea.it) il bioliving – espressione utilizzata quando “la natura entra nei prodotti” – indica che sempre più oggetti di consumo vengono pensati e costruiti in base a fattori naturali:-con ingredienti o materiali che provengono dal mondo vegetale, coltivazioni biologiche, tecniche di produzione garanti di salubrità, salute. E generano benefit funzionali, ma anche mozionali nuovi. La natura diventa anche ispiratrice dei processi, paradigma per l’innovazione tecnologica e economica: i meccanismi, le strutture, i principi tipici del funzionamento della natura sono assunti a modello per il loro carattere di autosufficienza, efficienza, risparmio energetico.
Il consumatore sta cambiando per l’effetto temporaneo della crisi oppure è in corso una mutazione antropologica? Propendo per la seconda possibilità: di fatto le imprese responsabili e sostenibili si stanno già attrezzando…

39 risposte a “Verso il post consumismo?”
Il post odierno genera una riflessione (quasi) scontata: i comportamenti socialmente (e ambientalmente) responsabili delle imprese sono una reazione alla supposta mutazione antropologica o ne sono (quantomeno) concausa?
In entrambe le ipotesi, è evidente la portata virtuosa delle pratiche di CSR anche in ordine all’universo del consumo etico.
Sarà perchè sono tendenzialmente pessimista, ma parlare di “mutazione antropologica” mi sembra cosa francamente eccessiva. Tutt’al più parlerei di indizi di responsabilità che – anche grazie alla crisi – si stanno diffondendo circolarmente tra imprese e consumatori. Se anche i comunicatori ci mettessero del loro…
Il tema è importante non solo per le imprese ma anche per le istituzioni che devono (o meglio dovrebbero) riflettere sulla sostenibilità dei loro comportamenti.
Possiamo considerare il GPP, Green Public Procurement una prima risposta?
Suggerisco, a questo proposito, il libro di Christine Bader ” A Manifesto for a Corporate Idealist”
grazie mille Melisa
Naturalmente tutti i suggerimenti che possono contribuire ad approfondire l’argomento sono benvenuti….