Filiera green 5: la filiera diventa corta


Se aumenta l’attenzione alla catena di fornitura green crescono naturalmente anche le iniziative che valorizzano filiere sempre più corte. Un fenomeno che, secondo alcune recenti ricerche, è in continua evoluzione: sono 21 milioni gli italiani che fanno la spesa nei mercati diretti e 7 milioni quelli che si recano regolarmente ai farmer markets. Inoltre, il 31% degli italiani ritiene (secondo me non sempre a ragione), che i prodotti provenienti dalla filiera corta siano più genuini di quelli acquistati nella GD o nella GDO. Nascono siti, portali, app che facilitano la disintermediazione come, per esempio, www.spesakm0.com (catalogo on-line dei prodotti agricoli pubblicato direttamente dalle aziende produttrici) o www.eventhia.com che consente di fare rete e gestire un Gruppo di Acquisto. Ma si sviluppano anche progetti come AgriCatering, un’attività ideata da Donne in Campo della Cia, Confederazione italiana agricoltori (www.cia.it) che prevede l’offerta di servizi di catering a filiera corta, dove tutto nasce direttamente dal lavoro nei campi senza intermediazioni. Un’operazione che ha un potenziale stimato in 150 milioni di euro l’anno. L’AgriCatering è partito in via sperimentale in Toscana e in Basilicata e ora punta a creare una rete nazionale grazie alle associazioni territoriali di Donne in Campo, presenti su tutto il territorio italiano. Per fare questo, le imprenditrici agricole si sono date un regolamento, un marchio e un rigido disciplinare. Se il fenomeno della vendita diretta, nelle sue varie forme, può essere positivo per il settore agricolo non altrettanto si può dire per le grandi imprese. Ma cosa stanno facendo queste aziende, in particolari le insegne della GDO, per rispondere a questo fenomeno?


4 risposte a “Filiera green 5: la filiera diventa corta”

  1. In effetti non sempre i prodotti provenienti dalla filiera corta sono più genuini. Anzi, la GD è sicuramente soggetta a molti più controlli di qualità e sanitari (pesticidi, erbicidi, prodotti chimici di varia natura e genere, ecc). Un eventuale scandalo metterebbe a repentaglio la loro reputazione e la loro affidabilità con conseguenze tutt’altro che insignificanti. Meglio sarebbe rivolgersi al contadino di fiducia o prediligere i prodotti BIO (ma anche qui…) a Km 0, facendo attenzione alla stagionalità e alla provenienza dei prodotti.
    Un’altra iniziativa che sta prendendo molto piede in Lombardia è Cortilia (www.cortilia.it), e-commerce che mette in contatto produttori e consumatori e consegna la spesa direttamente a casa.

  2. grazie per la segnalazione: Cortilia era uno degli esempi che avrei voluto fare…

  3. Mi collego all’argomento per segnalare un documento che era stato presentato proprio al salone CSR: la ‘Carta degli intenti per una Filiera Sostenibile’ . Questa carta è stata un primo passo per accendere i riflettori sull’importanza di far emergere le PMI invisibili che sono presenti nelle Filiere e che permettono l’esistenza di in ogni singolo oggetto o servizio con cui veniamo in contatto, ma che noi consumatori non siamo in grado di poter apprezzare perchè non abbiamo informazioni in merito.
    Secondo i dati aggiornati di Unioncamere oggi sono attive, sul territorio italiano, oltre 4.400.000 PMI che occupano oltre 13 milioni di addetti. Queste imprese e queste persone sono importanti per i nostri territori, per il nostro benessere e spesso direttamente collegate anche alla nostra stessa salute.