Poche settimane fa è stato riaperto il caseificio della casa circondariale di Bologna, più conosciuta come carcere della Dozza. Grazie alla collaborazione di Granarolo con Fare Impresa in Dozza e altre realtà partner, è stata infatti avviata un’attività per produrre caciotte destinate a una rete di vendita composta da più soggetti: Coop Alleanza 3.0, Camst e gli spacci aziendali Granarolo. L’obiettivo del progetto è ampliare progressivamente i canali di distribuzione per garantire la sostenibilità economica dell’iniziativa.
Nel caseificio lavorano detenuti che hanno l’occasione di apprendere, crescere e gettare le basi per il loro futuro al termine del periodo di pena. Si tratta di una regolare attività produttiva: le persone impiegate sono assunte e retribuite e vengono affiancate da maestri casari, tecnici e figure dedicate alla sicurezza e alla qualità. I tutor, che mettono a disposizione competenze ed esperienza, provengono infatti dal mondo della produzione casearia, della ristorazione e delle professioni tecniche.
Il progetto ha consentito di riconvertire la produzione: dalle mozzarelle sperimentate in passato alle caciotte, un prodotto più adatto ai tempi di lavorazione e alla distribuzione.
Cosa c’è di nuovo
Un esempio interessante di collaborazione pubblico-privato, una sinergia che vede protagonisti attori diversi accumunati da un obiettivo: fornire ai detenuti un’occupazione durante la pena e competenze concrete spendibili successivamente nel mercato del lavoro.
