3 domande a Roberta Culella


In un nostro recente colloquio mi sembra di aver capito che il tuo interesse per la CSR va oltre la realizzazione di singole iniziative o di specifici progetti. Mi pare sia un impegno che parte da convinzioni profonde. Da dove nasce questa passione?
La passione e l’interesse per la CSR, nel mio caso, sono cresciute con il mio sviluppo culturale e professionale. Le radici affondano nella ricerca di un’etica del business; si tratta di una vecchia passione “speculativa”, che risale agli anni dell’università – Facoltà di Lettere e Filosofia a Pavia – che per me hanno coinciso con il periodo di “mani pulite”. A Filosofia studiavo Hobbes, che riprendeva il concetto di “homo homini lupus” e leggevo i fatti cronaca; eppure il mio entusiasmo e l’ottimismo innato mi spingevano a credere che ci dovesse essere una possibilità ulteriore a quella di metter leggi e punizioni per far comportare gli uomini correttamente gli uni con gli altri: ci doveva essere una possibilità Kantiana di trovare “la legge morale dentro di sé” anche quando in gioco c’erano interessi e soldi, anche – quindi – nel business. Sempre mantenendomi legata alla cultura filosofica, ho approfondito, dopo la laurea, le tematiche di Consulenza Filosofica per le Organizzazioni, studiando negli Stati Uniti come redigere un codice etico e come aiutare un Board a identificare Mission, Vision e Valori. Contemporaneamente mi avvicinavo a testi più Economici, incontrando la Teoria degli Stakeholder di Freeman e rimanendone affascinata.
La mia carriera professionale è stata per i primi 12 anni molto distante dalle mie letture e dai miei interessi, ma è stata molto importante perché mi ha consentito di acquisire tecnicismi di cui ero carente, dato la provenienza da Filosofia, come ad esempio leggere un bilancio e fare un business case, che poi si sono rivelati essenziali nella vendita interna ed esterna dei progetti di CSR che ho proposto e realizzato, nella seconda fase della mia crescita professionale (da quando mi occupo di CSR).
Ovviamente a margine di interessi culturali e accademici, penso che la passione per la CSR nasca principalmente da valori personali: penso che dovremmo lasciare questo mondo alle future generazioni migliore di come lo abbiamo ereditato e sono drammaticamente preoccupata perché non ce la faremo. Dal canto mio faccio del mio meglio per vivere una vita consapevole e sostenibile e per insegnare a mia figlia a fare altrettanto. Poter spendere e vivere i miei valori personali anche nella professione è un privilegio di cui ringrazio ogni giorno.
La passione è il tema scelto per la terza edizione de “Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale” al quale la tua azienda partecipa per la prima volta. Quali sono le tue attese?
Sono molto emozionata di far finalmente parte del parterre di un evento che ho frequentato, da visitatore, per anni, fin da quando il suo titolo era “Dal Dire al Fare” e prima ancora di diventare CSR Manager. Ricordo che prendevo giorni di ferie per andare a sentire gli speach proposti, nell’intento di lavorare sulla mia formazione, sicura che un giorno quel network e quei contenuti sarebbero appartenuti al mio ruolo professionale. Oggi la mia azienda è tra quelle presenti al Salone: le mie aspettative sono di portare a conoscenza di tecnici di settore e audience interessata all’argomento, i grandi passi che Nexive ha fatto negli ultimi anni, in tema di sostenibilità.
Per conclude una domanda solo apparentemente più tecnica: quale iniziativa realizzata per migliorare la sostenibilità ambientale della vostra attività ti rende più orgogliosa?
È molto difficile per me scegliere: ogni progetto e iniziativa, quando hai passione per il tuo lavoro, diventano come dei figli. Diciamo che a pari merito arrivano l’energia da fonti rinnovabili e le buste completamente riciclabili. Entrambi messi in cantiere nel 2014 e diventati realtà da gennaio 2015.
Il primo è stato un progetto molto lungo di negoziazione con i nostri provider di energia e in cui sono riuscita a coinvolgere un bel team di colleghi dell’Ufficio Acquisti e del Facility, senza i quali, oggi Nexive non potrebbe sostenere di utilizzare il 100% di energia prodotta da fonti rinnovabili.
Il secondo è un progetto che ha un impatto molto forte e che coinvolge anche gli utenti finali (non semplice coinvolgere uno stakeholder apparentemente distante da una società che opera nel Business2Business): tutte le buste commerciali utilizzate da Nexive da gennaio 2015 sono completamente riciclabili. Parliamo di 175 milioni di buste l’anno che arrivano ad altrettanti destinatari. Nexive è il primo operatore ad aver sostituito, per le sue buste commerciali standard (quelle a due finestre) la plastica delle finestre con il glassine paper. Si tratta di un “ pergamino” che proviene da carta di pura cellulosa, viene prodotto attraverso il solo utilizzo di acqua ed energia; la polpa ottenuta viene trattata con particolari impianti meccanici capaci di rendere il materiale sottile, trasparente e resistente per molteplici utilizzi. Il pergamino risulta, pertanto, un materiale totalmente riciclabile e compostabile.
L’utente finale, ovvero il destinatario delle comunicazioni, è facilitato nell’assolvere il suo compito sociale di operare la raccolta differenziata dei rifiuti: potrà infatti gettare la busta direttamente nella raccolta della carta, senza premurarsi di staccare la componente di plastica. Inoltre, le buste Nexive sono certificate FSC: una certificazione che garantisce al mercato che la carta di cui è composta la busta, è stata prodotta da materie prime (legno) provenienti da foreste gestite responsabilmente.

Roberta Culella, nata il 25 maggio 1976, laureata in Filosofia presso l’Università degli Studi di Pavia, ha lavorato in diverse società di servizi, ricoprendo ruoli commerciali. Dal 2012 è CSR Manager di Nexive s.p.a. È Consulente filosofico aziendale certificato APPA (American Philosopher Practitioner Association) È membro del CSR Manager Network. È membro attivo dell’Osservatorio di Sostenibilità promosso da ASAM (Università Cattolica di Milano).


2 risposte a “3 domande a Roberta Culella”

  1. Splendida intervista, che mette in chiaro come la CSR più consapevole affondi le proprie radici nella filosofia, nel pensiero da cui siamo nati per coniugarsi con la realtà comtemporanea che è fatta di economia e di dati. Splendida poi, perchè nell’intervista si dimostra che tutto ciò è possibile. Che la tensione alla CSR non è il frutto di ingenue “anime belle”, ma il risultato di un duro lavoro consapevole e responsabile, innanzitutto a livello personale.