Yes in my back yard (sì nel mio giardino) è il fenomeno del momento. La voglia, a volte stimolata dalla necessità, di condividere i problemi per trovare soluzioni nuove sta trasformando il modo di vivere in città. Anche se l’effetto Nymby esiste ancora, sono sempre più numerose le realtà dove i cittadini si trasformano in attivisti mettendo a disposizione risorse per trovare insieme risposte ad alcuni problemi. Se ieri si alleavano per impedire la costruzione di un inceneritore, oggi lo fanno per rilevare dati, organizzare servizi, contribuire alla soluzione di problemi locali o globali.
La tecnologia certamente aiuta. Informazioni e conoscenze diventano disponibili grazie alla rete ma la collaborazione è tutt’altro che virtuale: le persone ospitano infatti nelle loro proprietà strumenti di pubblica utilità (come a Venezia per studiare il fenomeno dell’acqua alta o a Barcellona per misurare la CO2) veri e propri sensori di città sempre più intelligenti. Oppure si mobilitano per rendere più vivibili vie, parchi, quartieri: sono oltre 260 le social street monitorate in Italia.
Se è vero che la popolazione mondiale, che conta oggi 7 miliardi di persone, si concentra per oltre il 50% nelle aree metropolitane, è necessario che nelle città si trovino le soluzioni ai problemi.
Possiamo dire che anche il fenomeno Yimby è una conseguenza della sharing economy?
Il nuovo fenomeno Yimby

72 risposte a “Il nuovo fenomeno Yimby”
La condivisione è sicuramente anche figlia della crisi che ha in un certo senso riavvicinato le persone nell’identificare bisogni comuni. Si può affermare che in questo ambito l’evoluzione della condivisione tra soggetti non sia solamente per dire dei no ma si stia pian piano volgendo alla identificazione di progetti che possono essere portati avanti assieme ad altri. Bisogna comunque fare attenzione a come muoversi: è necessario informarsi e formarsi correttamente sui contenuti che si vogliono sviluppare senza farsi condizionare da coloro che vogliono approfittarne in maniera faziosa.
come sempre anche quando un’idea (la condivisione) è buona dipende da come la si mette in pratica. Molto corretta la considerazione relativa alla necessità di informarsi, approfondire, riflettere prima di decidere…
Quanto contenuto nella tua riflessione, Rossella, è un qualcosa a cui tutti noi stiamo assistendo e in qualche caso vivendo: nel mio caso, ad esempio, ho costituito insieme ad altri amici una Rete di Strada ad Alessandria, per affrontare alcune questioni su cui il Comune (in dissesto finanziario) non era più in grado di rispondere.
E proprio sul ruolo delle Istituzioni locali pongo un ulteriore elemento di riflessione. Se è vero, infatti, che questi movimenti dal basso vanno proprio a sostituire i vuoti creati dalla cronica mancanza di risorse dell’ente pubblico, è altrettanto vero che alle amministrazioni pubbliche è richiesto un salto di qualità nell’approccio: da erogatore di servizi a facilitatore e coordinatore di questa rinnovata autonomia dei cittadini sia a livello di idee che di progetti e soluzioni. Purtroppo, però, siamo ancora molto distanti da questo “salto”: la politica è ancora troppo “chiusa” e autoriferita per ascoltare e tradurre in soluzioni quanto avviene nella società e la tecnostruttura continua ad essere il più grande e straordinario freno a qualsiasi istanza di innovazione che emerge nella società. Anche quando, e qui sta il paradosso, si richiede soltanto libertà di agire per trovare soluzioni collaborative a problemi cronici…Rimane comunque un tema centrale tutto da sviluppare e approfondire, oltre che da condividere ;-)
certamente l’argomento va approfondito: ne parleremo anche a Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale che sarà il 7 e 8 ottobre in Bocconi …
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