Un fenomeno in crescita frutto della crisi oppure un nuovo modo di pensare e vivere? L’economia della condivisione sta diventando sempre più importante anche nel nostro Paese.
Ecco alcuni degli ingredienti fondamentali: prima di tutto la fiducia negli altri, al secondo posto il desiderio di confronto e di scambio e, a mio parere solo al terzo posto, la necessità di risparmiare.
L’ordine dei fattori potrebbe anche essere diverso ma il risultato non cambia…
Quindi aumentano le persone che l’auto non la comprano ma la noleggiano quando serve (sono già 5 i soggetti che offrono questo servizio a Milano), crescono i luoghi di co working (tra gli altri mi piace ricordare Piano C), i mercati della terra che accorciano la filiera, i progetti di co housing di cui abbiamo parlato in questo blog etc.
Le imprese più attente si stanno attrezzando: cercano non solo di comprendere come cambiano gli stili di vita e di consumo ma si interrogano su quali servizi fornire. Qui entra in gioco l’importanza di un approccio CSR oriented: flessibilità e sostenibilità sono tra i valori più richiesti da un cittadino consumatore al quale non basta più solo il prodotto. Quindi le imprese che hanno avviato strategie per rendere più lineare e trasparente il rapporto con il consumatore sono avvantaggiate. E, grazie al web, si potrebbero abbattere barriere fisiche e geografiche che a volte separano le piccole e medie imprese dai loro consumatori.
L’economia della condivisione avanza

5 risposte a “L’economia della condivisione avanza”
Certo, penso anche io che la Condivisione sia una componente molto rilevante in quelli che si possono chiamare nuovi paradigmi di vita e di consumo. Una prima riflessione è che questa Crisi – complice l’esplosione delle nuove tecnologie e la Rete – anziché generare atteggiamenti solipsistici come accaduto in molte crisi precedenti, ha rafforzato la tendenza alla relazione e al fare insieme, nei diversi ambiti di lavoro e privati, Fra questi, non dimentichiamo, la tendenza, all’ economia non monetaria (scambio, baratto) – che al di là delle dimensioni di nicchia, esprime (oltre alla componente risparmio/non spreco) anche un bisogno di prossimità materiale e concreta. Saluti!
sono molto importanti i segnali che arrivano dal mercato: oggi la condivisione è già diventata qualcosa in più rispetto a una teoria da discutere tra addetti ai lavori… interessante anche la riflessione sul baratto. A questo proposito segnalo che in questo blog si è parlato di “corporate barter” alcune settimane fa
Credo che uno degli aspetti più interessanti dell’economia della condivisione sia l’importanza ritrovata del territorio, un terreno fertile per il coinvolgimento di persone che appartengono a gruppi sociali diversi. Prendiamo come esempio i progetti delle social street, che promuovono la collaborazione tra persone su un territorio preciso e che usano la tecnologia per promuovere e coordinare le loro iniziative, non tanto come un modo per fare business.
Dal lato delle aziende, la grande sfida è quella di rivoluzionare il proprio obiettivo, che non deve essere più quello di fornire solo prodotti, ma di stimolare dei processi, senza la paura di perdere mercato.
di sharing economy sentire parlare molto nei prossimi mesi non solo sul fronte dell’impegno delle imprese responsabili ma anche in relazione alla volontà dei cittadini di partecipare di più …
Se ne parlerà anche a Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale (Bocconi, 7 e 8 ottobre) dove il centro dell’attenzione sono i processi condivisi
Beh…..credo che l’economia della condivisione stia diventando una necessità, più che il risultato di un cambiamento culturale (……purtroppo……).
Non voglio ovviamente aprire un dibattito “monumentale” sul senso civico Nazionale e su quanto l’Italiano media abbia davvero a cuore il “bene comune”: però credo che il desiderio di confronto e di scambio sia più dovuta ad una necessità che ad una presa di coscienza.
In tal senso, oltre ai già citati esempi di noleggio auto, luoghi di co-working i mercati a filiera corta ed il co-housing, non posso non citare (orgogliosamente!) il Progetto Quinc promosso dalla CCIAA di Rimini: una “Rete Economica di Scambio” che vede partecipi quasi tutte le Associazioni di Categoria della Provincia di Rimini e 60 imprese aderenti che stanno sperimentando la forma di scambio basata sullo strumento dei Buoni Circolari: le aziende aderenti accettano volontariamente di applicare uno sconto ad altre aziende del circuito valorizzato in buoni circolari.
Terminata la fase di sperimentazione l’utilizzo dei Buoni Circolari sarà esteso alla cittadinanza e, soprattutto, ad avviare il vero e proprio circuito di baratto tra Imprese attraverso il meccanismo di compensazione multilaterale di crediti e debiti.
Uno dei motivi che due anni fa fece scattare la scintilla di Quinc è la “sfida” di fare della Responsabilità Sociale anche uno strumento dell’economia reale, quotidiana.
In questa situazione la relazione è diventata ancor più importante: non a caso la stessa Rete Quinc è si basata (anche) su una piattaforma tecnologica ma puntando al favorire conoscenza e relazione (diretta) tra i partecipanti alla Rete. Del resto la fiducia è anche legata alla prossimità, a conoscere, dunque ben oltre la “vetrina” che un Portale anche ben fatto può offrirti.