Il severissimo e (inutile) Codice Etico di Maltauro: titolava così un giornalista del Corriere della Sera sabato scorso in un articolo in cui faceva riferimento all’arresto di Enrico Maltauro. In effetti il Codice Etico del Gruppo è ben scritto e sottolinea, tra gli altri principi, l’onestà, la correttezza e la trasparenza nello svolgimento delle varie attività aziendali. Inoltre ribadisce che le strategie di sviluppo e di crescita economica sono fondate sull’intero patrimonio di valori e principi che caratterizzano, e hanno caratterizzato, la storia ed il modo di operare delle singole società del gruppo.
Un ennesimo caso che rimette in discussione l’utilità di strumenti come il Codice Etico, la Carta dei valori, il Codice di comportamento, documenti che tutti noi suggeriamo alle organizzazioni nostre clienti. Ma se non sono sufficienti a disincentivare comportamenti scorretti che senso ha sostenere la loro utilità? Sono, come qualcuno sostiene, una comoda foglia di fico dietro alla quale nascondersi oppure rappresentano una sintesi efficace dell’impegno di chi gestisce un’impresa?
Anche se il dubbio è legittimo, credo sia più che mai necessario tenere la barra dritta e mantenere saldi i valori che vengono definiti in questi strumenti e che dovrebbero orientare le scelte strategiche delle imprese CSR oriented.
In fondo in fondo sono convinta però che gli imprenditori che credono nella correttezza e nella trasparenza forse non hanno bisogno di un Codice Etico.
Il Codice Etico serve davvero?

6 risposte a “Il Codice Etico serve davvero?”
Sono completamente in sintonia con i rilievi formulati.
Tra le altre cose, spesso si assiste a una sorta di shopping dei codici etici ( e assimilati) che pone in un certo discredito le stesse scelte “CSR oriented” dell’imprenditore…
Certamente il “copia e incolla” da codici etici di altre organizzazioni è una pratica negativa purtroppo abbastanza diffusa…
Il punto è che i codici etici e le carte dei valori non sono semplici documenti che basta scrivere e sottoscrivere, bisogna anche metterli in pratica. Purtroppo da noi non è così per un comune sentire sempre più degradato sul piano della morale e dell’etica, tanto che a parlarne si fa fatica e si finisce per risultare pedanti e noiosi. Per chi ci crede sono invece momenti di riflessione preziosi per ispirare comportamenti, prendere decisioni e stabilire rapporti corretti tra i membri di una comunità e, in esterno, con i suoi interlocutori, in altre parole per crescere bene. E’ sempre stato così e dovunque, a partire dal giuramento di Ippocrate. Certo tutto questo è ben lontano dal clima delle nostre inesauribili tangentopoli, ma la questione è allora quella della qualità dei giocatori, non dello scrivere le regole del gioco.
un’ulteriore riflessione: per essere utili è necessario che questi strumenti (dal Codice Etico al Codice di Comportamento) siano frutto di un percorso condiviso da tutta l’organizzazione e non vengano “calati dall’alto” …
Perfettamente d’accordo con l’ultimo commento di Rossella. Se il codice etico e gli altri documenti sono il frutto del lavoro di avvocati o di consulenti di comunicazione che lavorano nel chiuso delle proprie stanze e poi vengono resi pubblici pubblicandoli sui siti non servono assolutamente a nulla. Il tema – anche in questo caso – è sempre quello del percorso: questi documenti assumono valore strategico se nascono da un processo che coinvolge l’intera realtà aziendale, dagli enti di governance ai dipendenti. E se i risultati e i percorsi vengono comunicati in modo approfondito e diffuso a tutta l’impresa. Anche la Cassazione, ad esempio, invita a considerare come fondamentale il tema della comunicazione interna per quanto riguarda tutti gli aspetti del “sistema 231”: dall’adozione del Modello di Organizzazione e Gestione all’istituzione dell’organismo di Vigilanza.
Il Codice Etico, purtroppo, è a volte considerato solo uno strumento di comunicazione. Come sempre invece il “fare” deve precedere il “dire”: l’organizzazione deve prima fare scelte precise nel definire le proprie strategie e poi comunicarle all’interno e all’esterno, anche attraverso strumenti come il Codice etico.