Non si può affrontare il tema del crowdfunding senza citare l’equity crowdfunding. Come molti sanno è uno strumento che serve a finanziare in particolare le start up innovative. Chi decide di sostenere un’iniziativa acquista un titolo di partecipazione al capitale della società (in Italia esiste una normativa specifica il cui regolamento è disponibile sul sito dell’autorità www.Consob.it).
Per le start-up innovative, società di capitali da poco operative impegnate in settori innovativi e tecnologici o a vocazione sociale, il legislatore ha previsto gli incubatori, società che offrono servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di queste giovani imprese. Le piattaforme vigilate dalla Consob – la prima in Italia è stata StarsUp (che ha partecipato al Salone della CSR e dell’innovazione sociale 2014) – rappresentano il luogo dove le aziende si presentano e gli investitori possono aderire alle offerte.
Ma mentre si stanno diffondendo le iniziative di donation-based crowdfunding (vere e proprie donazioni di cui abbiamo già parlato) e di reward-based crowdfunding (proposte in cui è prevista una ricompensa), l’equity crowdfunding fatica a decollare nel nostro Paese. Una fatica che molte start up conoscono bene…
Crowdfunding 3: la fatica delle start up

7 risposte a “Crowdfunding 3: la fatica delle start up”
Interessanti informazioni su questo argomento si trovano nel rapporto sulle start-up innovative a vocazione sociale realizzato nel luglio 2014 dal Politecnico di Milano http://www.finanzaaziendale.polimi.it/equitycf/equitycf.html
Un’iniziativa interessante che vuole facilitare questo tipo di finanziamenti è Equinvest (www.equinvest.it), una piattaforma online di equity crowdfunding e venture capital progettata per collegare le startup innovative che hanno la necessità di raccogliere capitali di rischio e investitori.
Grazie per la segnalazione! Il web è uno strumento fondamentale per sostenere lo sviluppo di queste realtà innovative.