Nei giorni scorsi è stato presentato a Genova il primo bilancio di sostenibilità della città, un documento che attesta l’impegno di un’amministrazione pubblica che non solo crede nella trasparenza, ma si impegna anche a misurare i risultati ottenuti.
Il documento prevede un’analisi articolata della realtà urbana: dall’ambiente allo sviluppo economico, alle prospettive occupazionali e demografiche e si basa su 160 indicatori. L’obiettivo è rendere comprensibili e accessibili i dati della pubblica amministrazione attraverso l’analisi delle sei dimensioni principali che erano state definite nel piano d’azione Genova 2050: vivibilità, sviluppo, attrattività, inclusività, sostenibilità, benessere.
Genova è il primo comune italiano a dotarsi di questo strumento dal quale emerge un modello territoriale fondato su una rete di collaborazioni tra imprese, startup, spin-off universitari e amministrazione pubblica.
Genova inoltre ha contribuito alla nascita della rete italiana delle città circolari, un’iniziativa che riunisce le amministrazioni locali impegnate nella transizione ecologica e nello sviluppo dell’economia circolare. La rete è stata presentata durante la sessione istituzionale del Circular City Forum a cui hanno partecipato i comuni di Roma, Firenze, Torino, Napoli, Parma, Aosta, Pavia, Livorno, Imperia, Perugia, Lodi, Mantova, Verona, Lucca e Capannori. Quest’ultimo è l’unico comune non capoluogo coinvolto e fa parte del progetto pilota della Circular Cities and Regions Initiative (CCRI), iniziativa promossa dalla Commissione europea per supportare città e regioni nella transizione verso modelli circolari.
Cosa c’è di nuovo
La creazione della Rete di città circolari rappresenta anche il riconoscimento del ruolo centrale delle città che possono contribuire a rendere la sostenibilità un percorso trasformativo.
