CSR e legalità


Quando si parla di CSR, il tema legalità raramente viene affrontato. Ne parlo oggi sul mio blog ricollegandomi alle iniziative che il 21 marzo, primo giorno di primavera, Libera ha organizzato in tutta Italia per ricordare le vittime innocenti delle mafie.

Come sappiamo, la mancanza di legalità è un problema grave per il nostro Paese dalle dimensioni sottovalutate: anche se l’argomento meriterebbe approfondimenti ben diversi dalle poche righe di un post, ritengo comunque utile riflettere sul rapporto tra CSR e legalità citando come esempio un’organizzazione, Coop, che da anni ha assunto una posizione molto precisa sull’argomento.

Il rispetto della legalità dovrebbe essere un prerequisito per le imprese impegnate in percorsi di responsabilità ma questo non sempre accade. Allora è necessario che i soggetti più sensibili realizzino iniziative per aumentare l’attenzione al tema e per combattere tutte le forme di illegalità.

Per esempio, è possibile attuare come fa Coop una politica di rigido controllo di tutti i soggetti della filiera, aspetto fondamentale soprattutto per la GDO, non limitandosi alla richiesta ai fornitori del certificato antimafia o della SA8000. Ma anche promuovere la vendita dei prodotti di Libera Terra (tra l’altro, particolarmente buoni) nei propri punti vendita. O ancora organizzare attività di volontariato dei propri dipendenti in cooperative sociali che gestiscono beni confiscati alla mafia.

Un impegno che va quindi ben oltre il rating etico e di legalità introdotto dall’Antitrust nel 2012 «al fine di promuovere l’introduzione di principi etici nei comportamenti aziendali» che, come sappiamo, ha avuto scarso successo.

Un modo diverso, quello di Coop, per cercare di trovare una soluzione a un problema che frena lo sviluppo economico italiano.


8 risposte a “CSR e legalità”

  1. Da questo punto di vista è interessante anche il tema dell’applicazione CORRETTA del D.l. 231/2001, che ha introdotto in Italia il principio della responsabilità da reato delle imprese. Al proposito si veda quanto scrive l’avvvocato Giovanni Catellani (uno dei maggiori esperti in Italia sul tema) nella pagina http://www.responsabilitaeimpresa.it/responsabilita-legale

  2. Troppe volte in Italia il tema della legalità è stato affrontato in maniera debole dalle Istituzioni: ci sono voluti anni per aprire il dibattito sulla legge contro la corruzione e resta ancora tanto da fare per fare in modo che magistratura e forze dell’ordine abbiano gli strumenti necessari per aggredire i patrimoni frutto proprio di questa piaga.
    In questo contesto le imprese non sono esenti da responsabilità. Un esempio su tutti è la questione dello smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi (il caso della terra dei fuochi è solo la punta dell’iceberg di questo vergognoso fenomeno). Un business che si è reso possibile perché l’offerta della criminalità organizzata ha incontrato la domanda di alcune imprese.
    Proprio per questo, esempi come quelli di Coop sono fondamentali per contribuire ad affrontare il fenomeno per diverse ragioni. Contribuiscono a costruire la cultura della legalità, premiano il coraggio di chi lotta contro questo terribile problema e dimostrano che schierarsi dalla parte giusta è non solo eticamente giusto, ma può diventare anche economicamente vantaggioso.

  3. Spero che nei prossimi giorni si aggiungano altri commenti… su un tema come questo mi aspettavo molti più interventi.
    Non sarà che ci siamo rassegnati e consideriamo la mancanza di legalità un problema fisiologico del nostro Paese e non una grave, gravissima patologia?

  4. In Italia certamente non c’è la dovuta attenzione al problema dell’illegalità, anche considerando le dimensioni di questo fenomeno nelle sue diverse e più svariate declinazioni.
    In questo contesto, le imprese socialmente responsabili possono giocare un ruolo molto importante, non solo dando esse stesse il buon esempio, ma anche svolgendo un ruolo proattivo di educazione e sensibilizzazione verso i propri stakeholder per diffondere una cultura della legalità, come dimostra il caso Coop.
    Serve agire in rete fra soggetti pubblici e privati che si muovono in questo senso e condividono lo stesso obiettivo.

  5. Il tema della legalità non può che essere legato a doppia mandata con il tema della CSR. Come si può pensare di parlare di Responsabilità se, innanzitutto, non ci si preoccupa di rispettare le Norme? C’è un grave problema di percezione nel nostro paese. In una nazione in cui appare normale che il Made in Italy sia solo una facciata, in cui l’omologazione vince, la crisi economica abbassa i livelli di guardia delle persone e rende meno percepiti quei “valori” che invece dovrebbero essere tenuti in altissima considerazione nei processi decisionali, la tenace osservanza delle regole e addirittura il loro superamento grazie a percorsi di CSR è tanto necessaria quanto “eroica”. C’è ancora molta strada da fare in termini di coscienza e conoscienza; in questo le imprese sono chiamate ad una sempre maggiore trasparenza ed onestà, ma in questo non possono combattere da sole ed hanno bisogno di regole chiare e soprattutto di certezza del loro rispetto da parte di tutto il mercato alterimenti anche chi gioca “pulito” si troverà sempre in difetto rispetto a chi, impunemente, aggira le regole, anche quelle più banali di rispetto del cittadino e del consumatore, ingannandolo sull’etichettatura, sulle provenienze, sull’ingredientistica…
    In questo, la distribuzione, potrebbe fare molto, molto di più; per la forza che può avere nel condizionamento delle scelte non solo del consumatore, ma prima di tutto della propria catena di fornitura.

  6. forse la mia sollecitazione via twitter (come mai così pochi commenti su un tema tanto importante?) è stata utile. Due interessanti e articolati post hanno arricchito la discussione. Grazie a Impronta Etica e a Paolo Bassetti (che, per chi non lo sapesse è anche il presidente di EticLab) per il contributo. In entrambi i casi si sottolinea il ruolo che possono giocare le imprese …. condivido, naturalmente!

  7. Il tema è interessante e lo definirei quasi emergenziale, oggi in Italia. “Il rispetto della legalità dovrebbe essere un prerequisito per le imprese impegnate in percorsi di responsabilità ma questo non sempre accade.” Questo è il punto cruciale. L’aspetto che penso debba essere considerato dalle imprese è la concorrenza sleale che presuppone l’illegalità: l’impresa che conduce pratiche illegali sta giocando sporco, sta falsando le regole del gioco. E quando in un gioco qualcuno “bara”, si perde l’equilibrio naturale del sistema e le conseguenze possono essere imprevedibili per tutti. Quindi il tema credo debba essere affrontato al di là delle valutazioni etiche e morali, ma proprio in termini di efficacia di un mercato. La seconda considerazione che mi viene in mente riguarda la necessità di legalità che viviamo oggi. Penso avesse ragione Monti quando paragonava la crisi economica ad una guerra. E credo che oggi si sia in quella delicata fase in cui dobbiamo ricostruire dalle macerie: sappiamo tutti che vogliamo ricostruire un sistema Italia senza la corruzione e senza questa diffusa illegalità. Bene, oggi abbiamo la possibilità di farlo, perché non valgono più le scuse del “fanno tutti così” o “per una volta…”. Oggi si riparte da zero, dovremmo in qualche modo avere la forza di rifiutare il gioco fuori dalle regole. Perché questa crisi ha colpito tutti, chi più chi (molto) meno. E la causa di questa situazione è, in parte, riconducibile al sistema di illegalità sul quale si è basata l’economia italiana per decine di anni. Ogni imprenditore, ogni dirigente ha nel corso della sua carriera subito una sconfitta a causa di qualcuno che “giocava sporco”. Quindi, in conclusione, credo sia importante l’assunzione di responsabilità dell’impresa e l’esercizio del controllo su tutta la filiera e su tutto il proprio sistema di relazioni. Ma il controllo principale deve avvenire dal consumatore: solo consumatori consapevoli ed informati possono assumersi il ruolo di arbitro ed escludere dal mercato chi non rispetta le regole. In tal senso vi sono ottime case history, dal lavoro di Cittadinanza Attiva alla formazione sugli Open Data che sta portando avanti Actionaid a Bologna, fino al curioso esperimento di Fabrizio Politi.

  8. Grazie Gianfranco per l’articolato contributo ricco di stimoli…
    In particolare concordo sull’urgenza di interventi concreti. Siamo in una situazione, come dici tu, quasi “emergenziale” che va affrontata rapidamente e seriamente. E il ruolo delle imprese ma anche quello dei consumatori diventa sempre più importante….