Comunicazione e sostenibilità: tesi 1


Da qualche settimana è in libreria il mio nuovo libro Comunicazione e sostenibilità – 20 tesi per il futuro edito da Egea.
Nel volume sostengo che essere responsabili, trasparenti, coerenti oggi non è più sufficiente: bisogna modificare il modo stesso di concepire le relazioni nei processi decisionali e nelle strategie di comunicazione. L’ultima parte del libro è uno sguardo al futuro: 20 tesi per una comunicazione della sostenibilità utile per l’organizzazione che la realizza ma anche per i suoi stakeholder.
Le 20 testi sono a firma di Paolo Anselmi, Laura Cantoni, Ilaria Catastini, Stefano Cianciotta, Emilio Conti, Paolo D’Anselmi, Danilo Devigili, Andrea Di Turi, Giuseppe Mazza, Toni Muzi Falconi, Ivana Pais, Francesca Panzarin, Livia Piermattei, Sebastiano Renna, Stefania Romenti, Massimo Sumberesi, Roberta Testa, Luca Testoni, Sergio Vazzoler, Elena Zanella.
Da oggi, per 20 settimane, ogni giovedì pubblicherò una tesi. La tesi n°1 è Parlare alle persone non alle organizzazioni di Paolo D’Anselmi, consulente e analista di politiche pubbliche.
Abbiamo bisogno di una teoria della responsabilità individuale, economica e sociale. Ne abbiamo bisogno per il lavoro, l’efficacia economica della nazione e la convivenza civile, perché i mercati, le imprese e le amministrazioni pubbliche sono fatti di persone, non solo di segmenti demografici e di sistemi. Perché il lavoro non è solo economia, ma è soprattutto civiltà: ecco una lettura non operaista dell’incipit della Costituzione repubblicana. Se vogliamo migliorare, la responsabilità deve essere di ciascuno, a partire dal livello più basso, nessuno escluso. Ciascuno è responsabile al 100%. Occorre fermare la responsabilità al gradino più basso per evitare lo scaricabarile verso colui che sta sopra; se no si arriva ai politici ed il resto della nazione sembra pulito. Il confronto va fatto sempre col più umile della società, l’indifeso, il cui lavoro è soggetto a concorrenza.
La colpa non è mai del sistema, ma di chi dice “si è fatto sempre così”, non migliora nemmeno l’ordine della propria scrivania e comunque spunta una rendita, non foss’altro che uno stipendio protetto dal mercato. Se vogliamo migliorare bisogna riportare la responsabilità sul singolo individuo perché le organizzazioni non cambiano, cambiano gli individui, uno alla volta. Occorre dare valenza sociale alle micro-scissioni della ambiguità individuale che ci impedisce di guardarci dentro con profitto. Ciascuno si confronta con gli altri e si sente perdente nel confronto. Ciascuno ha il dovere di cambiare lavoro; se non sta bene dove sta, può andare altrove, non è richiesto prendere armi contro un mare di guai, basta giocare la concorrenza e non scaricare sugli altri i costi del proprio malessere. Non è obbligatorio tenere famiglia. Non è obbligatorio fare carriera. E anche la dialettica servo-padrone, specie in assenza di concorrenza, fa solo danni a utenti e contribuenti.


6 risposte a “Comunicazione e sostenibilità: tesi 1”

  1. Parlare alle persone non alle organizzazioni ed essere responsabili al 100%, molto stimolante!
    Una tesi per il futuro a settimana fa bene alla comunicazione della sostenibilità! Curiosa di scoprire le altre 19!

  2. libro da non perdere, soprattutto per la scelta di dedicare uno spazio a più voci sul futuro!

  3. paolo riprende opportunamente i temi del suo Barbiere di Stalin (sempre Egea, credo). un libro troppo rapidamente dimenticato ma di grande valore perché largamente antesignano di tutte le chiacchiere di oggi sulla sostenibilità. In breve e brutalmente, le colpe di Stalin sarebbero state evitate se il suo barbiere gli avesse tagliato la gola. Credo opportuna una riedizione. Tu intanto paolo, insisti. grazie rossella.