3 domande a Paolo Viganò


Rete Clima da anni si occupa di sostenibilità collaborando con imprese e enti locali. Tra i progetti che avete realizzato, ce ne racconti uno che reputi particolarmente interessante?
Ne racconto due, perché entrambi recentissimi, simili e comunque collegati al medesimo settore di attività. Parliamo di sanità ospedaliera e di due Aziende rispettivamente aggiudicatarie di appalti per il servizio di pulizia degli ambienti ospedalieri e per la fornitura della carta utilizzata nell’ambito del ciclo di pulizia delle mani (attività particolarmente importante in contesto sanitario). Queste aziende hanno quantificato la loro impronta climatica rispettivamente collegata all’erogazione del servizio ed alla produzione/consegna/fine vita del prodotto-carta, per poi gestirla al fine di un aumento della compatibilità ambientale delle proprie attività: entrambe hanno scelto di compensare le proprie emissioni di gas serra insieme con Rete Clima®, nell’ambito dei progetti di nuova forestazione compensativa urbana realizzati in Italia dal nostro Ente no profit.
Credo che entrambe queste due azioni complessivamente si costituiscano come un esempio di “buone pratiche” di sostenibilità e di “responsabilità climatica”, una efficace collaborazione tra realtà profit e no profit dentro la grande tematica del GPP (Green Public Procurement – Acquisti Verdi delle PA): nella logica per cui la compensazione delle emissioni di gas serra così realizzata permette di creare boschi urbani gratuiti per i Comuni, rinaturalizzando il territorio locale e –di fatto- costituendosi come tramite tra le sensibilità e le azioni di CSR delle Aziende rispetto alle necessità degli Enti locali e dei Cittadini.
Qui il dettaglio di uno dei due progetti sopra brevemente descritti http://www.reteclima.it/portfolio/paredes-igiene-sostenibile-carta-ospedale-emissioni-co2-zero/, e un media nazionale che ha dato particolare risalto a questo progetto di collaborazione profit-non profit http://www.lastampa.it/2015/10/01/scienza/ambiente/focus/clima-con-i-boschi-urbani-si-riduce-limpatto-ambientale-delle-attivit-umane-4L8HMm4vPN7qFWWx6p3dHO/pagina.html

In questi ultimi tempi hai potuto registrare qualche cambiamento significativo nell’approccio della Pubblica Amministrazione ai temi ambientali?
Al di là di tante parole e buone intenzioni, credo che per poter misurare l’effettiva attenzione delle PA alla tematica green serva valutare la loro “disponibilità a spendere per l’ambiente”, e quindi mi ricollego alla domanda precedente e prendo come esempio uno dei principali ambiti dove questa attenzione può essere giocata: gli acquisti verdi (GPP, Green Public Procurement).
Sono un obbligo per le PA (pur tra luci ed ombre, come è emerso anche nel recentissimo Forum Compraverde a Roma, ad inizio ottobre) ma, tanto più, possono essere presi come riferimento per capire quanto la loro attenzione all’ambito green sia concreta e reale. E se quindi ci concentriamo sulla tematica degli “acquisti verdi” si dimostra una attenzione che complessivamente cresce, ma più lentamente di quanto sarebbe richiesto dall’urgenza delle istanze ambientali da gestire e comunque in forma altalenante e con diverse complicazioni. Ad oggi è paradossalmente presente un forte limite sugli appalti verdi, legati al fatto si crede che se il bando di gara d’appalto richiede specifiche prestazioni ambientali per i partecipanti, ma se non è adeguatamente costruito a livello legale- facilmente possa essere impugnato dentro un ricorso quale bando contrario alla libera concorrenza! Un altro limite è culturale: parlare di PA significa parlare di PA di grandi dimensioni, con veri e propri centri d’acquisto ma anche, per esempi, di Comuni piccolissimi dove realmente si assiste (e questa è una storia vera) a dipendenti che quando finiscono il block notes escono a comperarlo in cartoleria e tornano con lo scontrino per il rimborso! (grazie a @leti_palmisano per l’esempio). I temi ambientali, se generalmente interessano tutti, necessitano però di una maggior attenzione in termini di concretezza e di efficacia di azione. In questo processo di aumento dell’efficacia degli acquisti verdi il supporto dei soggetti privati può allora essere molto importante: non solo nella realizzazione di prodotti realmente verdi! (problema facilmente risolvibile con i prodotti ecolabel), anche in termini di proposta di erogazione di formazione verso i dipendenti delle PA, affinché questi possano essere messi in condizione di sapere “cosa fare” e “come fare” per promuovere gli acquisti verdi e poi “come utilizzare” alcuni tipi di prodotti verdi così acquistati!

Pensi che, anche grazie a nuove forme di collaborazione tra enti locali e imprese sia possibile prevedere un futuro più sostenibile per il nostro Paese? Sai ottimista o pessimista?
Sicuramente la logica di sussidiarietà tra pubblico e privato è fondamentale, tanto quanto la reciproca collaborazione. In questa logica è forse ancor più importante il ruolo del Terzo Settore che tradizionalmente ha una maggiore capacità, disponibilità ed occasioni per collaborare con il mondo pubblico, specie su scala territoriale locale. Non è però detto che il mondo profit non possa e debba sostenere questa sussidiarietà: il volontariato d’impresa in questo senso può essere sicuramente una strategia di supporto, a patto però che le azioni di volontariato riescano a venire incontro alle reali esigenze delle PA piuttosto che non solo ad una preferenza aziendale. Ma anche al di là del volontariato d’impresa, anche lo sviluppo di percorsi virtuosi territoriali come quello che ho citato come esempio, credo possa essere sicuramente utile. Sono quindi ottimista di questo processo di reciproca integrazione nella misura in cui le aziende riescano a interpretare le necessità delle PA, specie proprio a livello territoriale, e farsi così interpreti di un supporto là dove effettivamente più serve. Magari con l’aiuto di realtà non profit territoriali, che spesso riescono ad esprimere una forte e concreta progettualità a livello sociale ed ambientale.

Paolo Viganò, una laurea in Scienze Ambientali ed un Dottorato di ricerca in Ecologia Agraria con una tesi sui meccanismi di flessibilità del Protocollo di Kyoto, è energy manager, con una parallela esperienza professionale nella valutazione/gestione di rischi naturali ed industriali. Ha fondato Rete Clima®, Ente non profit ambientale, crede nell’importanza di promuovere la sostenibilità mediante concreti progetti che sappiano coniugare valenze ambientali e sociali.


2 risposte a “3 domande a Paolo Viganò”

  1. L’approccio della Responsabilità Sociale Territoriale è un tema di centrale importanza. Deve essere preso come modello partecipativo e processo decisionale “dal basso” nel quale tutti gli stakeholders sono attori-protagonisti e la pluralità degli attori decide quali sono gli obiettivi e con quali azioni essi sono raggiungibili. Il modello individuato chiama in causa: gli enti della Pubblica Amministrazione, in quanto detentori delle competenze in tema di programmazione e attuazione di interventi socio-assistenziali; le organizzazioni profit che hanno interesse e volontà di soddisfare i bisogni socio-assistenziali dei propri dipendenti e della comunità del territorio in cui operano; le organizzazioni non profit che offrono i servizi socio-assistenziali alle comunità del territorio in cui operano e ne raccolgono le esigenze.

  2. l’esperienza di ReteClima – in particolare con alcuni enti locali – mi sembra molto interessante.
    mi auguro si sviluppino sempre di più “circuiti virtuosi” …