Durante un recente seminario in Sicilia (ma non solo) hai sostenuto l’importanza del Rating di legalità. Di questo tema ho già parlato nel mio blog qualche mese fa in un’intervista a Sebastiano Renna. Qual è la tua posizione sull’argomento?
Il ragionamento di Renna sul tema del Rating è condivisibile in senso assoluto. Ma bisogna tenere a mente dove ci troviamo: in Italia i problemi della cultura della furbizia e della corruzione purtroppo sono piaghe da sempre presenti nel nostro Paese, più che in altri. Per questo motivo il Rating di legalità è stato sviluppato qui e non altrove. Secondo Bankitalia, il mancato rispetto della legalità in Italia erode (se consideriamo l’economia sommersa) il 31,1% del PIL, una cifra disarmante. Ma in questo contesto il meccanismo del Rating io lo considero più una opportunità che le imprese hanno per distinguersi nel mercato come virtuose e sane. Lo Stato infatti non dovrebbe solo punire l’illegalità (controllando i territori in cui imperversa l’economia illegale), ma anche premiare la legalità! Premiare comportamenti corretti e legali innesca infatti meccanismi di emulazione virtuosi, mentre questa attitudine non avviene nei casi in cui è punito un comportamento negativo. Intendiamoci: punire comportamenti scorretti e non legali è assolutamente doveroso (e in questo sono d’accordo con Renna quando afferma che questa azione dello Stato italiano è sicuramente da rivedere), ma non mostra la strada da intraprendere, bensì quella da non perseguire. Invece, premiare la correttezza mette in evidenza per le persone giuridiche (così come per le persone fisiche) il percorso da intraprendere. Quindi a mio avviso il Rating non costituisce un’azione negativa, un ulteriore passo verso lo svuotamento dell’effettiva capacità di sovranità del nostro Stato, ma un’azione complementare e positiva alla capacità di uno Stato di fare rispettare la legge!
Sempre in tema di Rating di legalità, negli ultimi mesi ci sono stati sviluppi interessanti?
Diversi apparati pubblici regionali, provinciali e locali hanno elaborato una serie di premialità per le imprese dotate di Rating che solamente in un mese (da novembre a dicembre 2014) sono raddoppiate. Questo è un dato a mio avviso positivo e denota la volontà da parte delle organizzazioni sane di distinguersi. Se questa azione poi è anche incentivata, ben venga.
Recentemente BilanciaRSI, insieme all’INR (Istituto Nazionale di Ragioneria), ha lanciato l’Osservatorio Bilanci Integrati. Ci spieghi le finalità di questa iniziativa?
Per quanto riguarda l’accordo con INRI verrà creato un comitato di persone interessate al tema Report Integrato per promuoverlo e diffonderne la cultura. Il Bilancio Integrato risponde secondo noi con efficacia ad una serie di problematiche alle quali i tradizionali modelli di rendicontazione non possono far fronte, soprattutto nella misura in cui la mancanza di dati completi e comprensivi che caratterizza le modalità tradizionali di reporting rende impossibile per le imprese, gli investitori e gli altri stakeholder assumere decisioni pienamente consapevoli, elaborate soppesando anche la componente dei fattori non strettamente finanziari nel processo di creazione e condivisione del valore.
Al contrario, il Bilancio Integrato supera l’incapacità della gran parte dei report aziendali di individuare e comunicare l’esistenza di rischi sistemici integrando in maniera olistica i fattori finanziari e quelli afferenti alle sfere ambientale, sociale e della governance. Pertanto, l’adozione del Bilancio integrato prova che un’organizzazione ha adottato una strategia davvero sostenibile, rispondendo alle opportunità e ai rischi legati alla necessità di contribuire alla costruzione di una società anch’essa sostenibile. In secondo luogo, redigere un unico documento per dialogare con tutti i portatori di interesse, significa migliorare sensibilmente la qualità della comunicazione aziendale e la trasparenza. Negli ultimi anni, la rendicontazione integrata è passata dall’essere una frontiera d’avanguardia della rendicontazione ad assumere i connotati di un vero e proprio movimento sociale, anche grazie all’opera di pianificazione, armonizzazione e diffusione delle pratiche di rendicontazione integrata condotta dall’ International Integrated Reporting Council (IIRC).
La scelta di redigere un Bilancio Integrato, che integri e sviluppi le informazioni solitamente contenute nel Bilancio di Esercizio e nel Bilancio di Sostenibilità, non riguarda solo le big corporation, ma si applica ad organizzazioni di ogni dimensione e appartenenti a diversi settori economici e produttivi e rappresenta una pratica auspicabile per tutti quanti desiderino comunicare in maniera sinergica e puntuale l’integrazione delle proprie performance finanziarie e non finanziarie.
Andrea Casadei è direttore di BilanciaRSI, Centro Studi sulla Sostenibilità d’Impresa che opera nella formazione, ricerca e consulenza sulle tematiche della Responsabilità Sociale d’Impresa, della Sostenibilità, degli Asset intangibili e della valorizzazione delle risorse umane. Fondatore del Centro Studi Philanthropy, centro di ricerca dell’Università di Bologna – Facoltà di economia – sul non profit, il fund raising e la responsabilità sociale, improntato alla multidisciplinarità. Consulente e componente del consiglio di amministrazione di società pubbliche e private. Docente dell’insegnamento “Accountability ed Etica degli Affari” presso il Master in Giuristi d’Impresa, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Studi sull’Amministrazione Pubblica (SP.I.S.A.) dell’Università di Bologna. È stato collaboratore del GLOBAL COMPACT, programma d’azione dell’ONU, in qualità di divulgatore in ambito italiano. È socio Fondatore EBEN Italia, (European Business Ethics Network), socio GBS (Gruppo di Studio per il Bilancio Sociale), associato AIAF, (Associazione Italiana Analisti Finanziari) ed è iscritto alla Bocconi Alumni Association. Relatore a più di 100 seminari in materia di Corporate Social Responsibility (CSR) e Bilancio Sociale, è inoltre autore di numerosi saggi ed articoli in libri che trattano queste specifiche tematiche e sulle principali riviste di settore. Di recente ha curato la versione italiana di “One Report- Integrated Reporting for a Sustainable Strategy” libro dedicato al Report Integrato, nuova forma di rendicontazione delle performance di sostenibilità delle Organizzazioni, che sta suscitando l’interesse del mondo finanziario ed economico, degli accademici, dei manager, dei Governi e delle Istituzioni.

5 risposte a “3 domande a Andrea Casadei”
Faccio presente a Casadei che il rating di legalità non è solo la tomba del principio di legalità, ma è anche inutile nei fatti.
Basti pensare che appena ieri è stata pizzicata l’ennesima (dopo le tante indagate per gli appalti Expo) azienda dotata di rating di legalità (dal 2013) accusata di aver messo in piedi un sistema di corruzione che andava da Ischia alla Tunisia.
Capisco che questo giocattolino possa dare lavoro a tanti studi legali e società di consulenza, ma questo non cambia il fatto che si tratta dell’ennesima insulsaggine all’italiana.
Innanzitutto il Rating di Legalità può essere revocato qualora una società non risulti più in linea con i parametri normativi. Sarebbe la “tomba della legalità” di cui lei parla, qualora il Rating rimanesse alle imprese che ne perdono i requisiti.
E poi il suo ragionamento vuole fare di tutta un’erba un fascio. Guardiamo ad esempio al Rating di Legalità nelle PMI. Implementare la compliance per queste realtà è sicuramente un segnale a mio avviso positivo. Aspetto di vedere la società dove lavora con un bel Rating di Legalità.(… ah…mi scuso, ma al momento non vi è permesso dotarvi del Rating, visto questa fresca notizia…….)
SANZIONE DI 3 MILIONI 365MILA EURO A SEA (SERVIZI AEROPORTO MILANO-LINATE) PER ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE
Una sanzione di 3 milioni 365mila euro è stata irrogata dall’Antitrust alla SEA, Società esercizi aeroportuali di Milano, per un abuso di posizione dominante commesso nell’ambito della procedura di dismissione da parte della Società Acqua Pia Antica Marcia della partecipazione pari al 98,3% detenuta nelle società ATA Ali Trasporti Aerei e ATA Ali Servizi. SEA – in qualità di gestore unico delle infrastrutture aeroportuali di Linate e sub-concedente ad ATA – avrebbe vanificato gli esiti della gara, impedendo l’ingresso di Cedicor nel mercato della gestione delle infrastrutture e nell’offerta dei servizi di handling.
In particolare, SEA ha adottato tre diverse tipologie di comportamento: anzitutto, ha cercato di ostacolare la procedura indetta da SAPAM, contestando inefficienze e carenze informative nell’operato dell’advisor e del venditore; poi, quando ha avuto notizia che Cedicor aveva presentato l’offerta migliore, ha risolto la Convenzione con ATA per presunte inadempienze di quest’ultima, al fine di evitare l’aggiudicazione definitiva della gara all’operatore nuovo entrante; infine, nell’autunno del 2013, ha presentato un’offerta al rialzo per l’acquisto di ATA, perfezionato definitivamente il 18 dicembre 2013 con la sottoscrizione di un contratto con SAPAM.
Per l’Antitrust si tratta di un abuso molto grave che ha alterato irrimediabilmente la concorrenza per il mercato della gestione delle infrastrutture aeroportuali AG, inibendo l’ingresso a un concorrente efficiente e in grado di offrire un servizio qualitativamente elevato. E così SEA ha influito anche sui servizi di handling, avendo acquisito il primo operatore (ATA Ali Servizi) e potendo porre in essere politiche di accesso volte a rafforzarne la posizione sul mercato.
Roma, 2 aprile 2015
Fonte :
http://www.agcm.it/stampa/comunicati/7585-a474-sanzione-di-3-milioni-365mila-euro-a-sea-servizi-aeroporto-milano-linate-per-abuso-di-posizione-dominante.htm
Eh sì, mi rendo conto che essere il consulente per l’etica e la sostenibilità di CPL Concordia deve rappresentare motivo di un certo imbarazzo in questo momento per chi dispensa lezioni di legalità in giro, e produce inevitabilmente anche reazioni scomposte.
La legalità non ha bisogno di rating. Ha bisogno di istituzioni che funzionano e che facciano applicare le regole su cui è basata la vita della comunità. Quando poi le aziende sbagliano – e in misura diversa, prima o poi tutte commettono errori – devono essere sanzionate. Punto.
Sono i consulenti che hanno bisogno del rating, per costruirci sopra un’illusoria trama di chiacchiere declaratorie che generano fatturato (per loro) e non cambiano di una virgola la sostanza delle cose.
Salve, avere un idea diversa dalla sua e comunicare una notizia certa citando anche la fonte, non mi sembra una reazione scomposta. Buona Pasqua.
Anche se se ne parla molto poco, il dibattito sul tema del Rating di Legalità è veramente scottante (lo scambio di opinioni di questi giorni lo dimostra)
Auguri a tutti per una Pasqua serena ….